Ottimismologia

ANSA DIRITTI RISERVATI

http://www.ansa.it/pressrelease/economia/2019/07/02/problem-solving-e-innovazione-in-azienda-con-il-pensiero-positivo-lottimismologia-di-aldo-guardone_ebc17c03-c22d-4585-aee4-482a771f740b.html

“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.” 
KHALIL GIBRAN

Diverse ricerche hanno ormai ampiamente dimostrato che una mente positiva è molto più veloce e accurata nel prendere decisioni rispetto ad una negativa, neutra o stressata, quindi portare i processi dell’ottimismo e la cultura della felicità nelle aziende è un grande vantaggio competitivo.

Aldo Guardone, ideatore dell’Ottimismologia, spiega nei suoi corsi come applicare l’ottimismo nella vita di tutti i giorni.

“L’ottimismo – sottolinea – è oggi più che mai uno stile di vita, ed è una qualità che si può allenare, avvicinandoci alla percezione pratica della felicità”.

L’ottimismologia è una disciplina che nasce dagli studi del Dr Aldo Guardone sulla psicologia positiva, sulla psiconeuroendocrinoimmunologia, sulle neuroscienze, sulla fisica quantistica, sulla PNL e sull’ipnosi; tale disciplina tratta dei  più modi efficaci per indirizzare l’essere umano verso la felicità promuovendo lo sviluppo e l’espressione del massimo potenziale umano nell’ambito di un intervento che tende a rivalutare lo Human Factor, ossia quel fattore umano che tutti possediamo ma che se non utilizzato tende inesorabilmente ad atrofizzarsi alla stessa stregua di un organo o di una parte del corpo non utilizzati per lungo tempo.

Oggi siamo in grado di  portare l’ottimismologia  anche negli ambiti aziendali e del lavoro, dove si evince l’importanza del contributo che ciascuno porta nel creare buone relazioni e connessioni per promuovere la felicità in azienda.

Il benessere aziendale non deve essere un impegno esclusivo dalla gestione interna o dei leader, ma deve essere perseguito da ogni membro dell’azienda per cui si rende  necessario che il singolo individuo coinvolto contribuisca a favorire un clima di lavoro sereno e piacevole per tutti.

Ogni persona, infatti, dà il proprio apporto in termini razionali ma soprattutto emotivi ed è per questo che grazie all’ottimismologia si riesce a gestire al meglio la sfera emotiva-inconscia dei singoli membri i quali grazie ad un atteggiamento  positivo e costruttivo determineranno un lavoro di qualità decisamente superiore.

L’ottimismologia nelle aziende mira ad aiutare l’individuo, il gruppo e l’organizzazione a lavorare sui propri punti di forza e potenzialità. Le applicazioni pratiche e gli effetti della psicologia positiva presente nell’ottimismologia, riguardano tutti gli aspetti della vita dell’individuo: salute, lavoro, famiglia, vita sociale e spiritualità.

Avere emozioni positive crea pensieri positivi i quali a loro volta comportano atteggiamenti attivi che  rendono i singoli componenti di un’azienda, di un team o di uno staff maggiormente padroni delle proprie azioni, consapevoli di poter agire sul proprio destino, determinati e motivati,   creando così un circolo virtuoso che può portare al successo.

Essere positivi, ottimisti ed assertivi  significa sviluppare maggiori doti di problem solving nonché avere una maggiore resilienza ossia una maggiore capacità di resistere a traumi e stress andando ad impattare positivamente sulla produttività dell’azienda.

L’individuo allenato ad essere ottimista pensa in modo differente, allena il cervello ad uno stato di  felicità personale e del gruppo.

Ormai non è più un mistero come evidenziano numeri impressionanti di ricerche, che un ambiente positivo porta innumerevoli benefici sia per i datori di lavoro che per i dipendenti che condizionano positivamente i risultati e il business, facendo definitivamente crollare i vecchi assiomi basati sulle forti pressioni e sullo sfruttamento massimo delle risorse del personale che sul lungo termine danneggiano la produttività.

L’ottimismo è contagioso e genera altro ottimismo… e l’ottimismo produce uno stato mentale positivo che stimola l’intelligenza, l’apprendimento, la creatività e l’energia producendo un aumento della produttività fino al 31%.

Oggi non possiamo lasciare che questo 31% resti inutilizzato.

Storia di un ex giovane

Sempre a proposito di giovani ed esperienza. Ero entrato in banca da tre anni, mi convocano e dicono: “per noi dalla prossima settimana sei il responsabile della agenzia x, te la senti?” La domanda non contemplava rifiuti, risposi si, incondizionatamente. Avevo 29 anni. I più anziani gridarono allo scandalo, ne avevo scavalcati molti, quelli assunti con me non dimostrarono solidarietà, tipicità della competizione. Andavo a sostituire un mostro sacro, sul campo già da un decennio; dissero che non avrei retto l’urto di tale Lucio.

Il “grande Lucio”, non mi abbandono’ per un minuto e nei successivi mesi, trovo’ sempre un minuto da dedicarmi. I risultati furono brillanti al pari del mio predecessore. Era il 2008: io e Lucio facciamo ancora quel mestiere, sopravvissuti al mondo che cambia, alle riorganizzazioni, alle “maledizioni”. Di gran parte dei detrattori ho perso le traccie, qualcuno fa ora il mio stesso lavoro: dieci anni dopo. A 41 anni sono “vecchio”, pronto ad accogliere la cucciolata del futuro senza preclusioni e timore di essere spodestato. Storia di un ex giovane.

Non imparerai mai tanto come quando prendi il mondo nelle tue mani. Prendilo con rispetto, perché è un vecchio pezzo di argilla, con milioni di impronte digitali su di esso.

John Updike

Mentoring, per prepararsi al mondo del lavoro

Diritti riservati: quifinanza.it

 

La difficoltà delle donne

Disparità di genere: quando diventa (anche) un problema di soldi

La disparità di genere, purtroppo, è un problema più che attuale. Studi e ricerche continuano a portare a galla una triste realtà, ovvero: gli uomini a lavoro sono pagati più delle donne.

Su questo problema – durante una conferenza organizzata dal New York Times – si è provato a fare il punto con Sallie Krawcheck – amministratore delegato di Ellevest – una piattaforma di investimento digitale rivolta alle donne che desiderano ottimizzare il loro portafogli.

Secondo Krawcheck, l’origine del problema è, prima di tutto, di tipo sociale. Vi sarebbe infatti questa opinione diffusa, specie nel mondo degli affari occidentale, che le donne non siano in grado di gestire bene il proprio denaro e che, quando si tratta di investimenti e guadagni, siano meno coraggiose degli uomini.

pregiudizi su donne e uomini, quindi, non fanno altro che alimentare la disparità di genere. A Wall Street, luogo di sede della più grande borsa valori del mondo, le donne – per esempio – sono sottorappresentate nei consigli di amministrazione e la retribuzione per le lavoratrici è inferiore a quella dei loro colleghi maschi.

La Citigroup – multinazionale americana di banche di investimento e società di servizi finanziari con sede a New York City – ha dichiarato inoltre che nell’ultimo anno, le dipendenti donne hanno guadagnato il 29% in meno rispetto ai colleghi maschi impiegati nelle stesse mansioni.

In Italia, purtroppo, la situazione non è tanto diversa. Nel nostro paese, pur essendo la situazione migliore che nel resto del mondo, le donne continuano a guadagnare meno rispetto agli uomini. Secondo i dati Eurostat, nello specifico, in Italia lo stipendio di una donna è minore del 5,5% rispetto a quello dei colleghi uomini che ricoprono le stesse posizioni, ed hanno lo stesso carico di responsabilità.

La strada da fare, quindi, è lunga. Per risolvere il problema non bastano solo programmi rieducativi e percorsi formativi mirati. Questo approccio aiuta molto a cambiare la mentalità predominante ma, purtroppo, non è abbastanza. Il vero cambiamento, ha spiegato Sallie Krawcheck, per essere utile e vantaggioso deve arrivare fino ai vertici delle aziende.

Per questo motivo le donne non devono avere paura di parlare dei loro obiettivi finanziari liberamente, specie con i loro superiori. I dipendenti che parlano più spesso di compensi, specie quando discutono delle loro prestazioni con il proprio capo, hanno infatti maggiori probabilità di ottenere aumenti.

Krawcheck, in fine, ha fatto luce su alcuni dati emersi dagli ultimi studi sulla disparità di genere. Quando si tratta di nuove aziende, start-up e nuovi progetti, l’investitori sembrano avere meno fiducia nelle donne. Di conseguenza, ha spiegato la fondatrice di Ellevest, gli investitori tendono a porre domande alle donne sui rischi di un’azienda, mentre agli uomini viene chiesto spesso di parlare del potenziale della stessa.

Come fare, quindi, per evitare di essere vittima di pregiudizi? La soluzione, secondo Krawcheck, è quella di ricorrere ai dati. La ricerca ha dimostrato che i dirigenti delle start-up femminili ottengono spesso rendimenti migliori rispetto agli uomini, mentre le aziende andate in bancarotta sono spesso quelle guidate dai maschi.

Continuando così, ovvero non riconoscendo le giuste opportunità alle donne, si corre pertanto il rischio di limitare l’economia e non sfruttare bene il potenziale delle lavoratrici ed imprenditrici, le quali potrebbero apportare un grande valore aggiunto alla società (non solo in termini finanziari).

Mobbing, un’umiliazione

Proviamo a fare un’analisi semplice, descrivendo nella pratica i paroloni che spesso definiscono atteggiamenti di mobbing, questo in modo che più persone possano riconoscersi quali vittime.

Parlare di chi esercita la pressione psicologica ci deve aiutare soprattutto a difenderci, quest’articolo non vuole assolutamente giustificare comportamenti di plagio.

Possiamo imparare a difenderci, iniziando a non sottovalutare i segnali, il mobbing in azienda si manifesta da subito, nel 75% dei casi.
Nelle amicizie, è più difficile riconoscere il plagio o i tentativi, ma non è impossibile.

l.tedde@newconsultinglugano.com

IMG_9028

– Non tutti riescono a fare la differenza nell’esistenza del prossimo, è da pochi avere il coraggio e la volontà di agire cercando di migliorare la condizione di chi c’è intorno con piccoli o grandi gesti di umanità.

Per compiere questi atti di altruismo occorre una spinta interiore, non si tratta di un dovere, mentre lo è proseguire il proprio cammino lasciando che gli altri percorrano il loro in modo naturale. C’è però al mondo chi non sa “vivere lasciando vivere”.
Questi individui riescono ad andare avanti soltanto se qualcun altro rimane indietro, e per realizzare ciò usano ogni mezzo, materiale o psicologico a propria disposizione. Se si tratta di persone che conducono una vita insoddisfacente, piuttosto che cercare di migliorare la propria preferiscono adoperarsi per peggiorare quella degli altri. Quando invece hanno la fortuna di vivere un’esistenza privilegiata non riescono a trarne sufficiente appagamento senza qualcuno da mettere alla berlina, sottolineandone lacune, sventure, mancanze, punti deboli, errori e difetti.
L’umiliazione è la loro arma preferita, la usano quotidianamente per affossare e mortificare tutti quelli che gli capitano a tiro, nelle relazioni come nel lavoro. Quando dispongono di una briciola di potere e di autorità ne abusano per fare in modo che gli altri restino confinati nella loro condizione di svantaggio.
Possono trovarsi anche nella situazione migliore o conquistare importanti traguardi, ma nulla è mai abbastanza perché sostanzialmente soffrono di enormi complessi di inferiorità e non conoscono altro modo di elevarsi che usare le altre persone come gradini. Tutta l’arroganza, la superbia e la fierezza che viene ostentata è solo la facciata di una profonda infelicità. Purtroppo per questo non vi è cura, anzi l’unico sollievo è proprio infierire su chi è più debole o indebolirlo per poi infierire.
Umiliare il prossimo però non è mai un investimento saggio, vuol dire non possedere il dono della lungimiranza. Prima o poi tutto il veleno sparso e tutta la cattiveria data così gratuitamente, ritornerà al mittente, per l’implacabile legge della “causa ed effetto”. Si raccoglie domani quello che si semina oggi, è inevitabile, per cui vivere usando l’umiliazione per trarre piacere e gratificazione, condanna ad una fine di miseria e solitudine.
Una vita retta però non deve essere condotta né per paura né per tornaconto, deve essere soltanto la genuina espressione di un’anima gentile, riflesso di una vita di rispetto e di umanità.

Di www.guardavideo.it

HR & Contemporaneità

corsoSiamo pronti, iniziamo il corso percorso sulla comunicazione efficace attraverso lo strumento del coaching, parola d’ordine: contemporaneità. Una settimana all’insegna dell’innovazione in ambito HR dove incontrerò i senior di 5 aziende ticinesi, interessati al cambiamento, orientato al profitto etico.

Carriera e manipolazione psicologica

9C375AC8-762D-47C3-90F6-78ABCA913E15

 

Da leggere con calma, nessuno è immune.

Spesso anzi, quando si è convinti di avere gli strumenti di difesa, non si proteggono abbastanza i varchi d’ingresso della manipolazione tattica.

I 2 meccanismi di manipolazione a cui siamo tutti vulnerabili

Ovunque è stabilita una relazione interpersonale c’è spazio per la manipolazione. Questa manipolazione può svilupparsi più grossolanamente e direttamente attraverso la coercizione o può acquisire sfumature più sottili, come il ricatto emotivo e il gaslighting.

La società, in quanto entità che cerca di perpetuarsi a spese dell’individualità dei suoi membri, mette in atto anch’essa i suoi meccanismi di manipolazione. Non è interessata a formare persone libere e autodeterminate, ma solo persone che godono di un grado di libertà limitata e illusoria e ansiose di cercare la loro individualità come chi cerca un ago in un pagliaio, brancolando nel buio, il che le rende vulnerabili a qualsiasi forma di manipolazione che sembri gettare un po’ di luce.

In entrambi i livelli, la manipolazione fa leva su due meccanismi che si rafforzano a vicenda:

Spostare i punti di riferimento interni verso l’esterno. Affinché la manipolazione abbia effetto, è necessario che la vittima assuma i punti di vista del manipolatore. È un processo che avviene al di sotto della soglia della coscienza attraverso il quale perdiamo i nostri punti di riferimento interni, sostituendoli con quelli della persona che cerca di manipolarci. Ciò significa che perdiamo la capacità di decidere da soli, cediamo il controllo e soccombiamo alle minacce/richieste del manipolatore.

Generare il senso di colpa. La manipolazione ha sempre una componente emotiva, facendo leva sul nostro senso di colpa. A questo proposito, Noam Chomsky spiegò che: “se uno si rivolge a una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, tenderà, con una certa probabilità, a una risposta o reazione anche priva di senso critico, come quella di una persona di 12 anni o più giovane”. Tutta la manipolazione tenta di aggirare la ragione prendendo di mira le emozioni. Saranno proprio i valori e le qualità di cui siamo più orgogliosi, quelli con cui ci attaccano, perché sono quelli che producono una risonanza emotiva e “spengono” il nostro cervello razionale.

Cedere alla manipolazione scinde l’”io”

Il fatto che non siamo pienamente consapevoli della manipolazione o ci arrendiamo per evitare un conflitto, non ci esonera dal suo alto costo emotivo. Lo psichiatra dell’Università del Michigan Chandra Sripada dimostrò attraverso una serie di esperimenti che anche quando cediamo volontariamente alla manipolazione, in realtà si tratta di un appoggio superficiale perché una parte di noi rifiuta completamente ciò che stiamo facendo.

Questo rifiuto provoca una divisione nell’Io, ma dato che ci hanno fatto sentire colpevoli, invece di ribellarci e chiederci cosa vogliamo veramente, ci autodenigriamo. Pertanto, se siamo soggetti a una costante manipolazione, corriamo il rischio di perdere il contatto con il nostro “io”. È una sorta di meccanismo di difesa attraverso il quale rompiamo il legame con i nostri bisogni e valori allo scopo di non riviviere continuamente questo processo di separazione.

Senza rendercene conto, cadiamo in una trappola che, in qualche modo, abbiamo teso a noi stessi, perché tentando di convalidare le qualità che il manipolatore sta mettendo in discussione, ci tradiamo facendo qualcosa che non è in sintonia con le nostre esigenze e priorità o non è un’espressione spontanea dei nostri valori.

La falsa pace che viene dalla sconfitta

Molte volte, per evitare conflitti, ci arrendiamo alla manipolazione. Al fine di evitare il martellamento di quella persona vicina che ci stressa, alziamo bandiera bianca. Finiamo per relegare i nostri bisogni in secondo piano, credendo che almeno troveremo un po’ di pace.

Ovviamente, è una pace illusoria basata su un fragile equilibrio nel quale dipendiamo dai capricci di qualcun altro. Un “io” che si piega ai desideri degli altri non riesce a trovare la pace interiore di cui ha bisogno per crescere, piuttosto si auto-condanna all’insoddisfazione permanente.

Cedere alla manipolazione, sia di una persona che dell’ambiente sociale in cui viviamo, implica essere contenti di vivere in un ambiente tossico per il nostro io. E questo non si chiama pace interiore, ma rassegnazione.

Rafforzare l’io come scudo contro la manipolazione

Per raggiungere la vera pace interiore, al contrario, dobbiamo silenziare quel rumore esterno. Imparando ad essere soli con noi stessi per goderci la solitudine e il silenzio, condizione sine qua non per riscoprirci. La scrittrice italiana Susanna Tamaro ci ha avvertito: “c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare, non c’è più silenzio, ovunque c’è rumore. Se non stai con i tuoi pensieri, come puoi capire il significato delle cose, è impossibile, viviamo sotto una manipolazione perversa e molto sottile”.

Pertanto, se vogliamo interrompere il meccanismo manipolativo, dobbiamo riconnetterci con il nostro “io”. Riacquistando il controllo dei nostri punti di riferimento e la certezza di chi siamo, nessun tentativo di manipolazione emotiva potrà farci dubitare o generarci un senso di colpa. Questo è il miglior scudo contro i manipolatori.

Fonti:

Sripada, C. (2012) What Makes a Manipulated Agent Unfree? Philosophy and Phenomenological Research; 85(3): 563-593. Mele, A. R. (2008) Manipulation, Compatibilism, and Moral Responsibility. The Journal of Ethics; 12(3/4): 263-286.