Mobbing, un’umiliazione

Proviamo a fare un’analisi semplice, descrivendo nella pratica i paroloni che spesso definiscono atteggiamenti di mobbing, questo in modo che più persone possano riconoscersi quali vittime.

Parlare di chi esercita la pressione psicologica ci deve aiutare soprattutto a difenderci, quest’articolo non vuole assolutamente giustificare comportamenti di plagio.

Possiamo imparare a difenderci, iniziando a non sottovalutare i segnali, il mobbing in azienda si manifesta da subito, nel 75% dei casi.
Nelle amicizie, è più difficile riconoscere il plagio o i tentativi, ma non è impossibile.

l.tedde@newconsultinglugano.com

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– Non tutti riescono a fare la differenza nell’esistenza del prossimo, è da pochi avere il coraggio e la volontà di agire cercando di migliorare la condizione di chi c’è intorno con piccoli o grandi gesti di umanità.

Per compiere questi atti di altruismo occorre una spinta interiore, non si tratta di un dovere, mentre lo è proseguire il proprio cammino lasciando che gli altri percorrano il loro in modo naturale. C’è però al mondo chi non sa “vivere lasciando vivere”.
Questi individui riescono ad andare avanti soltanto se qualcun altro rimane indietro, e per realizzare ciò usano ogni mezzo, materiale o psicologico a propria disposizione. Se si tratta di persone che conducono una vita insoddisfacente, piuttosto che cercare di migliorare la propria preferiscono adoperarsi per peggiorare quella degli altri. Quando invece hanno la fortuna di vivere un’esistenza privilegiata non riescono a trarne sufficiente appagamento senza qualcuno da mettere alla berlina, sottolineandone lacune, sventure, mancanze, punti deboli, errori e difetti.
L’umiliazione è la loro arma preferita, la usano quotidianamente per affossare e mortificare tutti quelli che gli capitano a tiro, nelle relazioni come nel lavoro. Quando dispongono di una briciola di potere e di autorità ne abusano per fare in modo che gli altri restino confinati nella loro condizione di svantaggio.
Possono trovarsi anche nella situazione migliore o conquistare importanti traguardi, ma nulla è mai abbastanza perché sostanzialmente soffrono di enormi complessi di inferiorità e non conoscono altro modo di elevarsi che usare le altre persone come gradini. Tutta l’arroganza, la superbia e la fierezza che viene ostentata è solo la facciata di una profonda infelicità. Purtroppo per questo non vi è cura, anzi l’unico sollievo è proprio infierire su chi è più debole o indebolirlo per poi infierire.
Umiliare il prossimo però non è mai un investimento saggio, vuol dire non possedere il dono della lungimiranza. Prima o poi tutto il veleno sparso e tutta la cattiveria data così gratuitamente, ritornerà al mittente, per l’implacabile legge della “causa ed effetto”. Si raccoglie domani quello che si semina oggi, è inevitabile, per cui vivere usando l’umiliazione per trarre piacere e gratificazione, condanna ad una fine di miseria e solitudine.
Una vita retta però non deve essere condotta né per paura né per tornaconto, deve essere soltanto la genuina espressione di un’anima gentile, riflesso di una vita di rispetto e di umanità.

Di www.guardavideo.it

HR & Contemporaneità

corsoSiamo pronti, iniziamo il corso percorso sulla comunicazione efficace attraverso lo strumento del coaching, parola d’ordine: contemporaneità. Una settimana all’insegna dell’innovazione in ambito HR dove incontrerò i senior di 5 aziende ticinesi, interessati al cambiamento, orientato al profitto etico.

Carriera e manipolazione psicologica

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Da leggere con calma, nessuno è immune.

Spesso anzi, quando si è convinti di avere gli strumenti di difesa, non si proteggono abbastanza i varchi d’ingresso della manipolazione tattica.

I 2 meccanismi di manipolazione a cui siamo tutti vulnerabili

Ovunque è stabilita una relazione interpersonale c’è spazio per la manipolazione. Questa manipolazione può svilupparsi più grossolanamente e direttamente attraverso la coercizione o può acquisire sfumature più sottili, come il ricatto emotivo e il gaslighting.

La società, in quanto entità che cerca di perpetuarsi a spese dell’individualità dei suoi membri, mette in atto anch’essa i suoi meccanismi di manipolazione. Non è interessata a formare persone libere e autodeterminate, ma solo persone che godono di un grado di libertà limitata e illusoria e ansiose di cercare la loro individualità come chi cerca un ago in un pagliaio, brancolando nel buio, il che le rende vulnerabili a qualsiasi forma di manipolazione che sembri gettare un po’ di luce.

In entrambi i livelli, la manipolazione fa leva su due meccanismi che si rafforzano a vicenda:

Spostare i punti di riferimento interni verso l’esterno. Affinché la manipolazione abbia effetto, è necessario che la vittima assuma i punti di vista del manipolatore. È un processo che avviene al di sotto della soglia della coscienza attraverso il quale perdiamo i nostri punti di riferimento interni, sostituendoli con quelli della persona che cerca di manipolarci. Ciò significa che perdiamo la capacità di decidere da soli, cediamo il controllo e soccombiamo alle minacce/richieste del manipolatore.

Generare il senso di colpa. La manipolazione ha sempre una componente emotiva, facendo leva sul nostro senso di colpa. A questo proposito, Noam Chomsky spiegò che: “se uno si rivolge a una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, tenderà, con una certa probabilità, a una risposta o reazione anche priva di senso critico, come quella di una persona di 12 anni o più giovane”. Tutta la manipolazione tenta di aggirare la ragione prendendo di mira le emozioni. Saranno proprio i valori e le qualità di cui siamo più orgogliosi, quelli con cui ci attaccano, perché sono quelli che producono una risonanza emotiva e “spengono” il nostro cervello razionale.

Cedere alla manipolazione scinde l’”io”

Il fatto che non siamo pienamente consapevoli della manipolazione o ci arrendiamo per evitare un conflitto, non ci esonera dal suo alto costo emotivo. Lo psichiatra dell’Università del Michigan Chandra Sripada dimostrò attraverso una serie di esperimenti che anche quando cediamo volontariamente alla manipolazione, in realtà si tratta di un appoggio superficiale perché una parte di noi rifiuta completamente ciò che stiamo facendo.

Questo rifiuto provoca una divisione nell’Io, ma dato che ci hanno fatto sentire colpevoli, invece di ribellarci e chiederci cosa vogliamo veramente, ci autodenigriamo. Pertanto, se siamo soggetti a una costante manipolazione, corriamo il rischio di perdere il contatto con il nostro “io”. È una sorta di meccanismo di difesa attraverso il quale rompiamo il legame con i nostri bisogni e valori allo scopo di non riviviere continuamente questo processo di separazione.

Senza rendercene conto, cadiamo in una trappola che, in qualche modo, abbiamo teso a noi stessi, perché tentando di convalidare le qualità che il manipolatore sta mettendo in discussione, ci tradiamo facendo qualcosa che non è in sintonia con le nostre esigenze e priorità o non è un’espressione spontanea dei nostri valori.

La falsa pace che viene dalla sconfitta

Molte volte, per evitare conflitti, ci arrendiamo alla manipolazione. Al fine di evitare il martellamento di quella persona vicina che ci stressa, alziamo bandiera bianca. Finiamo per relegare i nostri bisogni in secondo piano, credendo che almeno troveremo un po’ di pace.

Ovviamente, è una pace illusoria basata su un fragile equilibrio nel quale dipendiamo dai capricci di qualcun altro. Un “io” che si piega ai desideri degli altri non riesce a trovare la pace interiore di cui ha bisogno per crescere, piuttosto si auto-condanna all’insoddisfazione permanente.

Cedere alla manipolazione, sia di una persona che dell’ambiente sociale in cui viviamo, implica essere contenti di vivere in un ambiente tossico per il nostro io. E questo non si chiama pace interiore, ma rassegnazione.

Rafforzare l’io come scudo contro la manipolazione

Per raggiungere la vera pace interiore, al contrario, dobbiamo silenziare quel rumore esterno. Imparando ad essere soli con noi stessi per goderci la solitudine e il silenzio, condizione sine qua non per riscoprirci. La scrittrice italiana Susanna Tamaro ci ha avvertito: “c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare, non c’è più silenzio, ovunque c’è rumore. Se non stai con i tuoi pensieri, come puoi capire il significato delle cose, è impossibile, viviamo sotto una manipolazione perversa e molto sottile”.

Pertanto, se vogliamo interrompere il meccanismo manipolativo, dobbiamo riconnetterci con il nostro “io”. Riacquistando il controllo dei nostri punti di riferimento e la certezza di chi siamo, nessun tentativo di manipolazione emotiva potrà farci dubitare o generarci un senso di colpa. Questo è il miglior scudo contro i manipolatori.

Fonti:

Sripada, C. (2012) What Makes a Manipulated Agent Unfree? Philosophy and Phenomenological Research; 85(3): 563-593. Mele, A. R. (2008) Manipulation, Compatibilism, and Moral Responsibility. The Journal of Ethics; 12(3/4): 263-286.

Social Media

Filippo Poletti scrive su LinkedIn:

Impariamo a stare sui social media, ripassando – assieme a Vera Gheno, collaboratrice dell’Accademia della Crusca, intervistata da Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano

– le regole della conversazione, scritte dal filosofo inglese Paul Grice:

1) non essere reticente o ridondante (regola della quantità);

2) sii sincero e fornisci informazioni veritiere secondo quanto sai (regola della qualità);

3) sii pertinente (regola della relazione); 4) evita l’ambiguità (regola del modo).

In quattro massime è sintetizzato il principio della cooperazione ✔ https://lnkd.in/dfTUP2M

Innovare per competere

Innovare significa introdurre una o più novità nell’organizzazione, assumere un nuovo assetto.

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La novità può essere un’idea, un metodo, uno strumento e la ristrutturazione delle Risorse Umane sta alla base di ogni processo d’innovazione.

Avere una grande idea non basta, l’idea è valida soltanto quando è realizzata, con esito positivo.

l.tedde@newconsultinglugano.com