Scatta l’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici

Di Red. Online 01 luglio 2020 , 15:00 Svizzera – Corriere del Ticino

PANDEMIA  

Il Consiglio federale ha deciso di introdurre il provvedimento a partire da lunedì 6 luglio – I viaggiatori provenienti da alcune zone a rischio dovranno mettersi in quarantena – Estesa l’indennità di lavoro ridotto fino a 18 mesi

Il Consiglio federale, dopo essersi riunito questa mattina per l’ultima seduta prima della pausa estiva, ha organizzato una conferenza stampa per comunicare alla popolazione le ultime decisioni relative al coronavirus, tra le quali spicca il prolungamento da 12 a 18 mesi per beneficiare dell’indennità per il lavoro ridotto e l’obbligo della mascherina sui trasporti pubblici a partire da lunedì 6. Presenti all’incontro con i media Simonetta Sommaruga, presidente della Confederazione, Alain Berset, capo del Dipartimento federale dell’interno (DFI), Guy Parmelin, consigliere federale, capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e Ueli Maurer, consigliere federale, capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF).

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha aperto la conferenza stampa da Berna informando che il Consiglio federale ha adottato ulteriori misure preventive per arginare la diffusione del virus. Spicca tra gli interventi messi in campo dall’Esecutivo l’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici a partire da lunedì 6 luglio: «Potremmo di nuovo utilizzare i mezzi di trasporto in maniera efficiente sempre nell’ottica della salvaguardia della salute pubblica. Il coronavirus non è sparito e proprio per questo motivo il Consiglio federale ha deciso di passare all’azione prendendo queste decisioni». Sommaruga, in conclusione, ha informato che attualmente la app SwissCovid è utilizzata da un milione di persone.

Dal canto suo, il capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset ha spiegato le motivazioni del perché il Consiglio federale ha deciso di rafforzare determinate misure preventive: «C’è un cambiamento di tendenza in atto e bisogna stare attenti; abbiamo assistito a diverse tappe dei nuovi allentamenti, come il 6 giugno e il 19 giugno e la conseguenza è che il numero dei nuovi casi è salito nuovamente. Alcune attività sono maggiormente a rischio rispetto ad altre». Ricordiamo che attualmente la competenza in materia di prevenzione è passata ai singoli Cantoni, anche se la Confederazione monitora e continua a prendere le decisioni di base. «Dal momento che le frontiere sono state riaperte e gli spostamenti sono più frequenti – continua Berset – è stato necessario introdurre l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici. Una decisione presa a fronte dell’aumento dei casi e per evitare una seconda ondata». Inoltre, l’Esecutivo ha introdotto l’obbligo della quarantena per dieci giorni per le persone che rientrano da determinate zone. Una lista dei Paesi a rischio verrà fornita a breve dall’UFSP.

La parola è poi passata al capo del Dipartimento dell’economia Guy Parmelin, che ha ricordato l’effetto della pandemia sul personale e sulle aziende: «Le aziende che si sono registrate per il lavoro ridotto possono chiederlo fino a 18 mesi e questo vale fino alla fine del 2021. Inoltre, sono stati aumentati i fondi per la disoccupazione».

In conclusione, il capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer ha parlato dello stato di salute delle finanze federali, evidenziando che per la fine del 2020 è previsto un deficit che oscilla tra i 3 e i 5 miliardi di franchi. L’anno prossimo, invece, il deficit «sarà più sopportabile» e dovrebbe aggirarsi attorno a 1 miliardo di franchi. «Questi debiti vogliamo già ammortizzarli senza avere un aumento della fiscalità, dobbiamo tornare ad essere uno Stato robusto e ci dobbiamo prendere questo tempo per evitare di aumentare le tasse. Nel 2021, comunque, ne usciremo con un occhio pesto, ma nel 2022 la situazione sarà nettamente differente», ha detto Maurer.

Perché aspettare fino a lunedì per introdurre l’obbligo della mascherina?

«Abbiamo preso questa decisione questa mattina e domani formalizzeremo l’ordinanza – ha risposto la presidente della Confederazione a una domanda di un giornalista in sala -. Abbiamo dovuto discuterne anche con le FFS e le aziende di trasporto per avere una norma chiara per tutti. Non sono previste delle multe e il metodo sarà lo stesso adottato delle dimostrazioni: è un obbligo per i passeggeri attenersi a questa norma e portare la mascherina correttamente».

In che misura le decisioni spettano ai Cantoni?

«Il Consiglio federale getta le basi per le misure preventive – spiega Sommaruga – i Cantoni sono invece responsabili dell’attuazione di tali misure. Ad esempio nei ristoranti e nei negozi sono presenti i piani di protezione e i Cantoni hanno il compito di accertarsi che queste misure vengano rispettate». L’Esecutivo, è stato ribadito in conferenza stampa, è in costante contatto con i Cantoni per monitorare la situazione e coordinarsi sulle misure da mettere in campo per combattere il virus. «Attualmente ci sono Cantoni con zero contagi – come il Ticino – e altri che presentano qualche caso – ha detto Berset facendo da eco alla presidente della Confederazione -, non possiamo prendere una decisione comune per tutti quando ci sono queste differenze. Ecco perché abbiamo messo nelle mani dei Cantoni la responsabilità di decidere quali misure meglio si adattano al loro territorio».

Le riaperture sono state troppo affrettate?

«Siamo sempre rimasti sintonizzati con il Paese e abbiamo cercato di limitare le conseguenze per l’economia – ha spiegato Berset -. Oggi, quando compaiono dei focolai, riusciamo ad intervenire immediatamente e attuare delle quarantene mirate». Per quanto riguarda la riapertura di pub e discoteche e, soprattutto, a fronte dei recenti focolai nei locali notturni, la presidente della Confederazione ha ribadito che «abbiamo gli strumenti giusti da applicare per evitare determinate situazioni. Ovviamente, i focolai hanno un’incidenza sul numero dei casi».Scatta l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici

Dopo che quasi tutti i provvedimenti ordinati dal Governo per combattere l’epidemia di COVID-19 sono stati allentati si constata un aumento delle persone in circolazione sui mezzi pubblici, dove spesso la distanza raccomandata non può essere rispettata. In considerazione dell’aumento del traffico passeggeri e, dalla metà di giugno, anche dei nuovi casi d’infezione, il Consiglio rafforza, in una decisione di principio, i provvedimenti di protezione contro il coronavirus introducendo l’obbligo generalizzato della mascherina sui mezzi di trasporto pubblico. Da lunedì prossimo, 6 luglio 2020, gli utenti a partire dai 12 anni dovranno indossare la mascherina sul treno, sul tram e sull’autobus, nonché a bordo degli impianti di risalita e dei battelli. L’ordinanza modificata sarà adottata e pubblicata domani.

Finora sui mezzi pubblici l’uso della mascherina era fortemente raccomandato, in particolare nelle ore di punta. Questo invito non è però stato seguito nella misura auspicata. Con la sua decisione, il Consiglio federale reagisce alle raccomandazioni di esperti e alle richieste di alcuni Cantoni, tanto più che anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) raccomandano l’uso della mascherina ogniqualvolta non è possibile rispettare la distanza necessaria.

Quarantena per i viaggiatori che provengono da zone a rischio

Dalla metà di giugno si sono registrati a più riprese nuovi focolai di coronavirus dopo che persone contagiate sono giunte in Svizzera da Paesi dell’area Schengen e non Schengen. Per questo motivo, dal 6 luglio prossimo, chi entra in Svizzera in provenienza da determinate regioni deve mettersi in quarantena per dieci giorni. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) tiene un elenco costantemente aggiornato. Le persone interessate vengono informate in modo mirato sull’aereo, sull’autobus e alle frontiere e sono tenute a notificare la loro entrata all’autorità cantonale competente. La nuova ordinanza sarà adottata e pubblicata domani. Le compagnie aeree e le imprese di trasporto in autobus sono inoltre avvertite di non trasportare passeggeri malati.

Restrizioni d’entrata in Svizzera in vigore sino al 20 luglio

Nella sua seduta odierna, il Consiglio federale ha inoltre preso atto delle raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea sulla revoca, dal 1. luglio, delle restrizioni d’entrata per 15 Stati emanate per contrastare la diffusione del coronavirus. È previsto che la Svizzera si allinei a queste raccomandazioni, ma soltanto dal 20 luglio 2020 e facendo un’eccezione per la Serbia. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) prevede di conseguenza di togliere dall’elenco dei Paesi a rischio, da quella data, i seguenti Stati: Algeria, Australia, Canada, Corea del Sud, Georgia, Giappone, Marocco, Montenegro, Nuova Zelanda, Ruanda, Thailandia, Tunisia, Uruguay e i Paesi UE non Schengen (Bulgaria, Cipro, Croazia, Irlanda e Romania). In applicazione delle raccomandazioni UE, è previsto che anche la Cina sia tolta dall’elenco, a condizione che sia garantita la reciprocità dei diritti d’entrata per i cittadini svizzeri.Estesa da 12 a 18 mesi l’indennità di lavoro ridotto

Dal 1. settembre 2020 la durata massima salirà a 18 mesi, dando così alle imprese più tempo per continuare a beneficiare dell’ILR per i loro dipendenti. Il Consiglio federale ha previsto un periodo di attesa di 1 giorno a carico del datore di lavoro, nonché reintrodotto il conteggio delle ore straordinarie prima di poter beneficiare dell’ILR. Anche queste modifiche entreranno in vigore il 1. settembre 2020, dopodiché la procedura per ottenere l’ILR ridiventerà praticamente normale, come lo era cioè fino al 1. marzo 2020. Fino a fine agosto 2020 le aziende possono chiedere l’indennità per lavoro ridotto per 12 mesi al massimo sull’arco di due anni. Proprio per evitare un’ulteriore crescita della disoccupazione, il Consiglio federale ha pertanto deciso di prolungare la durata massima di percezione dell’ILR.Mano tesa alle FFS

Le misure per la lotta contro la pandemia da coronavirus hanno causato un crollo della domanda nel settore dei trasporti pubblici. Al pari di altre imprese del ramo, durante il ‹lockdown› anche le FFS hanno ridotto la propria offerta nel traffico viaggiatori in ragione del 25 per cento circa. Le elevate perdite di ricavi, in particolare nell’ambito del traffico viaggiatori, hanno comportato un rapido calo della liquidità delle FFS. L’impresa necessita quindi urgentemente di fondi supplementari.

In qualità di proprietaria delle FFS, la Confederazione è tenuta a evitare che l’impresa diventi insolvente. L’Esecutivo ha pertanto deciso di adeguare l’accordo vigente sulla concessione di mutui nel settore della Tesoreria concluso tra la Confederazione (rappresentata dall’Amministrazione federale delle finanze, AFF) e le FFS. Si tratta di una soluzione di rapida applicazione.

Nella seduta del 1. luglio 2020 il Consiglio federale ha incaricato l’AFF di aumentare a 750 milioni di franchi il limite di 200 milioni definito in questo accordo per i crediti con una durata massima di un anno. I mutui a breve termine effettivamente richiesti alla Tesoreria federale sono remunerati al tasso d’interesse usuale sul mercato. In tal modo la solvibilità delle FFS può essere garantita sino a fine 2020.

Nell’autunno del 2020 le FFS presenteranno una nuova pianificazione aziendale a medio termine per il periodo 2021–2026, in cui si terrà conto anche delle incertezze legate all’evoluzione della domanda nel traffico viaggiatori. Su questa base si decideranno altre eventuali misure per il finanziamento a medio termine delle FFS.Nel 2021 un deficit di un miliardo di franchi

L’anno prossimo i conti della Confederazione dovrebbero chiudersi con un deficit di 1 miliardo di franchi. È quanto prevede la prima bozza del preventivo 2021 adottata oggi dal Consiglio federale. L’esecutivo ha anche ritenuto che i debiti assunti durante la pandemia di coronavirus potranno essere ridotti senza aumentare le imposte.

Senza il virus, i conti del 2021 avrebbero registrato un’eccedenza di 2,2 miliardi di franchi. Il Consiglio federale dovrebbe presentare un budget definitivo a settembre. «A quel momento, il deficit potrebbe essere già di 2 miliardi», ha avvertito il ministro delle finanze Ueli Maurer in una conferenza stampa.

Tale cifra resta comunque nei limiti fissati dal meccanismo del freno all’indebitamento, che autorizza un disavanzo di 3,3 miliardi. I risultati saranno «in rosso», ma non sarà necessario alcun piano di risparmio. Questo dovrebbe valere anche per gli anni che restano fino al termine della legislatura, ha precisato Maurer.

Per quest’anno sono invece attese perdite a livello di entrate fiscali superiori a 5 miliardi. Soprattutto la sospensione temporanea degli interessi di mora fa sì che una parte degli introiti esigibili nel 2020 slitteranno agli anni successivi.

Di conseguenza circa 3 miliardi di entrate provenienti dall’imposta federale diretta e da quella sul valore aggiunto verranno percepiti più tardi del previsto. Nel 2021 i proventi dovrebbero quindi rimanere pressoché stabili al livello del preventivo 2020 malgrado la crisi legata al Covid-19. Le entrate totale previste per l’anno prossimo ammontano a 75.8 miliardi.

Il prossimo anno le uscite dovrebbero crescere del 2,0% (a 76.6 miliardi di franchi), proprio a causa della pandemia. A tal proposito, nel 2021 si prevede di spendere 1,6 miliardi in particolare per il pagamento delle fideiussioni, per l’aiuto allo sport e per il finanziamento dei test sul coronavirus. A queste uscite dovrebbero aggiungersene altre destinate, ad esempio, al settore dei trasporti pubblici.

Per quanto riguarda il debito accumulato durante la pandemia, il Consiglio federale parte dal presupposto che questo potrà essere ridotto senza dover aumentare le imposte. Nei prossimi mesi l’esecutivo valuterà in modo più preciso in che misura le finanze federali saranno state effettivamente gravate dalla pandemia e in quale direzione l’economia.

Una decisione concreta riguardo alla modalità di riduzione del debito straordinario dovuto al coronavirus sarà presa a fine anno. «Grazie alla situazione di bilancio tuttora solida e stabile, anche nel confronto internazionale, e alla politica della spesa pubblica rigorosa», l’esecutivo è convinto che tale debito potrà essere estinto sul medio termine. Di conseguenza, la Svizzera continuerà ad essere una piazza finanziaria ed economica attrattiva. «Ce la caveremo con un occhio nero», ha affermato Maurer.

Durante l’estate, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) elaborerà il messaggio concernente il preventivo 2021 con il relativo piano integrato dei compiti e delle finanze (PICF) 2022-2024. Il Consiglio federale lo adotterà verosimilmente durante la seduta del 19 agosto.Indennità perdita di guadagno prolungata fino a settembre per gli indipendenti

Il diritto all’indennità di perdita di guadagno (IPG) per il coronavirus per i lavoratori indipendenti direttamente e indirettamente colpiti dalle misure adottate contro il Covid-19 è stato prolungato fino al prossimo 16 settembre. Lo ha annunciato oggi il consigliere federale Alain Berset, ricordando che il diritto a tali aiuti per alcuni lavoratori autonomi era scaduto a metà maggio.

«Gli indipendenti sono stati particolarmente toccati da questa situazione», ha indicato Berset, aggiungendo che c’è rischio di un’ondata di fallimenti a causa della crisi. Le persone direttamente interessate non dovranno intraprendere nulla poiché le casse di compensazione AVS riprenderanno a versare loro l’indennità, ha spiegato il capo del Dipartimento federale dell’interno (DFI).

Molte strutture non sono ancora in grado di riprendere la loro attività, o possono farlo solo in parte, benché i provvedimenti adottati per combattere il coronavirus siano stati parzialmente o completamente revocati, indica una nota governativa odierna.

Tale indennità è accordata anche ai titolari di società anonime (SA) o S.a.g.l. impiegati nella propria impresa attiva nel settore ricreativo. Per questi ultimi, gli aiuti – le indennità per lavoro ridotto dell’assicurazione contro la disoccupazione – erano finiti lo scorso primo di giugno, benché il loro settore continui a essere fortemente colpito dalla crisi del coronavirus. In questo caso, ha precisato Berset, sarà tuttavia necessario attendere metà luglio prima di presentare la richiesta di prestazioni alla cassa di compensazione AVS.

Sviluppo del potenziale

In un contesto che richiede una crescente capacità di generare valore, innovare e innovarsi, i talenti sono la risorsa più importante nelle mani delle organizzazioni. Essere in grado di sviluppare le potenzialità delle risorse chiave diviene quindi la sfida principale per i professionisti HR.

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Il Business Coaching è in grado di portare dei miglioramenti su diversi aspetti del vostro lavoro e della vostra attività.
Grazie a delle tecniche specifiche potrete ottenere il miglioramento delle abilità di comunicazione interpersonali e lo sviluppo delle risorse e del team attraverso il superamento di ostacoli e conflitti oltre ad un miglioramento della gestione del tempo attraverso la capacità di delegare e la capacità di individuare nuovi mercati e aumento della produttività.
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Il Life Coaching comprende una serie di tecniche e metodologie dedicate alle persone che desiderano intraprendere un percorso di crescita personale che si rivela utile anche in campo professionale, é dedicato a temi legati alla vita e all’esistenza della persona, per temi legati al lavoro e scelte di vita privata viene spesso usato il termine Personal Coaching.

Il Metodo Patrizia Vaier® si basa sull’estrema personalizzazione del percorso, partendo dalla raccolta delle esigenze e fissando un obiettivo con scadenze periodiche fino al raggiungimento di quello finale.

La figura del Life Coach non sostituisce il tecnico psicoterapeuta, psicologo o psichiatra e opera in contesti dove non sono presenti patologie mediche, può intervenire in supporto, coadiuvando il lavoro di professionisti medici, solo in stretta collaborazione con essi.

Il Life Coach opera anche in situazioni che richiedono l’intervento di urgenza, con il Problem Solving, per esempio prima di un esame, di un colloquio importante o di un confronto relazionale per il quale non ci si sente pronti.

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  • Comunicare in modo efficace
  • Gestire al meglio i rapporti con gli altri
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La difficoltà delle donne

Disparità di genere: quando diventa (anche) un problema di soldi

La disparità di genere, purtroppo, è un problema più che attuale. Studi e ricerche continuano a portare a galla una triste realtà, ovvero: gli uomini a lavoro sono pagati più delle donne.

Su questo problema – durante una conferenza organizzata dal New York Times – si è provato a fare il punto con Sallie Krawcheck – amministratore delegato di Ellevest – una piattaforma di investimento digitale rivolta alle donne che desiderano ottimizzare il loro portafogli.

Secondo Krawcheck, l’origine del problema è, prima di tutto, di tipo sociale. Vi sarebbe infatti questa opinione diffusa, specie nel mondo degli affari occidentale, che le donne non siano in grado di gestire bene il proprio denaro e che, quando si tratta di investimenti e guadagni, siano meno coraggiose degli uomini.

pregiudizi su donne e uomini, quindi, non fanno altro che alimentare la disparità di genere. A Wall Street, luogo di sede della più grande borsa valori del mondo, le donne – per esempio – sono sottorappresentate nei consigli di amministrazione e la retribuzione per le lavoratrici è inferiore a quella dei loro colleghi maschi.

La Citigroup – multinazionale americana di banche di investimento e società di servizi finanziari con sede a New York City – ha dichiarato inoltre che nell’ultimo anno, le dipendenti donne hanno guadagnato il 29% in meno rispetto ai colleghi maschi impiegati nelle stesse mansioni.

In Italia, purtroppo, la situazione non è tanto diversa. Nel nostro paese, pur essendo la situazione migliore che nel resto del mondo, le donne continuano a guadagnare meno rispetto agli uomini. Secondo i dati Eurostat, nello specifico, in Italia lo stipendio di una donna è minore del 5,5% rispetto a quello dei colleghi uomini che ricoprono le stesse posizioni, ed hanno lo stesso carico di responsabilità.

La strada da fare, quindi, è lunga. Per risolvere il problema non bastano solo programmi rieducativi e percorsi formativi mirati. Questo approccio aiuta molto a cambiare la mentalità predominante ma, purtroppo, non è abbastanza. Il vero cambiamento, ha spiegato Sallie Krawcheck, per essere utile e vantaggioso deve arrivare fino ai vertici delle aziende.

Per questo motivo le donne non devono avere paura di parlare dei loro obiettivi finanziari liberamente, specie con i loro superiori. I dipendenti che parlano più spesso di compensi, specie quando discutono delle loro prestazioni con il proprio capo, hanno infatti maggiori probabilità di ottenere aumenti.

Krawcheck, in fine, ha fatto luce su alcuni dati emersi dagli ultimi studi sulla disparità di genere. Quando si tratta di nuove aziende, start-up e nuovi progetti, l’investitori sembrano avere meno fiducia nelle donne. Di conseguenza, ha spiegato la fondatrice di Ellevest, gli investitori tendono a porre domande alle donne sui rischi di un’azienda, mentre agli uomini viene chiesto spesso di parlare del potenziale della stessa.

Come fare, quindi, per evitare di essere vittima di pregiudizi? La soluzione, secondo Krawcheck, è quella di ricorrere ai dati. La ricerca ha dimostrato che i dirigenti delle start-up femminili ottengono spesso rendimenti migliori rispetto agli uomini, mentre le aziende andate in bancarotta sono spesso quelle guidate dai maschi.

Continuando così, ovvero non riconoscendo le giuste opportunità alle donne, si corre pertanto il rischio di limitare l’economia e non sfruttare bene il potenziale delle lavoratrici ed imprenditrici, le quali potrebbero apportare un grande valore aggiunto alla società (non solo in termini finanziari).

HR & Contemporaneità

corsoSiamo pronti, iniziamo il corso percorso sulla comunicazione efficace attraverso lo strumento del coaching, parola d’ordine: contemporaneità. Una settimana all’insegna dell’innovazione in ambito HR dove incontrerò i senior di 5 aziende ticinesi, interessati al cambiamento, orientato al profitto etico.

Carriera e manipolazione psicologica

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Da leggere con calma, nessuno è immune.

Spesso anzi, quando si è convinti di avere gli strumenti di difesa, non si proteggono abbastanza i varchi d’ingresso della manipolazione tattica.

I 2 meccanismi di manipolazione a cui siamo tutti vulnerabili

Ovunque è stabilita una relazione interpersonale c’è spazio per la manipolazione. Questa manipolazione può svilupparsi più grossolanamente e direttamente attraverso la coercizione o può acquisire sfumature più sottili, come il ricatto emotivo e il gaslighting.

La società, in quanto entità che cerca di perpetuarsi a spese dell’individualità dei suoi membri, mette in atto anch’essa i suoi meccanismi di manipolazione. Non è interessata a formare persone libere e autodeterminate, ma solo persone che godono di un grado di libertà limitata e illusoria e ansiose di cercare la loro individualità come chi cerca un ago in un pagliaio, brancolando nel buio, il che le rende vulnerabili a qualsiasi forma di manipolazione che sembri gettare un po’ di luce.

In entrambi i livelli, la manipolazione fa leva su due meccanismi che si rafforzano a vicenda:

Spostare i punti di riferimento interni verso l’esterno. Affinché la manipolazione abbia effetto, è necessario che la vittima assuma i punti di vista del manipolatore. È un processo che avviene al di sotto della soglia della coscienza attraverso il quale perdiamo i nostri punti di riferimento interni, sostituendoli con quelli della persona che cerca di manipolarci. Ciò significa che perdiamo la capacità di decidere da soli, cediamo il controllo e soccombiamo alle minacce/richieste del manipolatore.

Generare il senso di colpa. La manipolazione ha sempre una componente emotiva, facendo leva sul nostro senso di colpa. A questo proposito, Noam Chomsky spiegò che: “se uno si rivolge a una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, tenderà, con una certa probabilità, a una risposta o reazione anche priva di senso critico, come quella di una persona di 12 anni o più giovane”. Tutta la manipolazione tenta di aggirare la ragione prendendo di mira le emozioni. Saranno proprio i valori e le qualità di cui siamo più orgogliosi, quelli con cui ci attaccano, perché sono quelli che producono una risonanza emotiva e “spengono” il nostro cervello razionale.

Cedere alla manipolazione scinde l’”io”

Il fatto che non siamo pienamente consapevoli della manipolazione o ci arrendiamo per evitare un conflitto, non ci esonera dal suo alto costo emotivo. Lo psichiatra dell’Università del Michigan Chandra Sripada dimostrò attraverso una serie di esperimenti che anche quando cediamo volontariamente alla manipolazione, in realtà si tratta di un appoggio superficiale perché una parte di noi rifiuta completamente ciò che stiamo facendo.

Questo rifiuto provoca una divisione nell’Io, ma dato che ci hanno fatto sentire colpevoli, invece di ribellarci e chiederci cosa vogliamo veramente, ci autodenigriamo. Pertanto, se siamo soggetti a una costante manipolazione, corriamo il rischio di perdere il contatto con il nostro “io”. È una sorta di meccanismo di difesa attraverso il quale rompiamo il legame con i nostri bisogni e valori allo scopo di non riviviere continuamente questo processo di separazione.

Senza rendercene conto, cadiamo in una trappola che, in qualche modo, abbiamo teso a noi stessi, perché tentando di convalidare le qualità che il manipolatore sta mettendo in discussione, ci tradiamo facendo qualcosa che non è in sintonia con le nostre esigenze e priorità o non è un’espressione spontanea dei nostri valori.

La falsa pace che viene dalla sconfitta

Molte volte, per evitare conflitti, ci arrendiamo alla manipolazione. Al fine di evitare il martellamento di quella persona vicina che ci stressa, alziamo bandiera bianca. Finiamo per relegare i nostri bisogni in secondo piano, credendo che almeno troveremo un po’ di pace.

Ovviamente, è una pace illusoria basata su un fragile equilibrio nel quale dipendiamo dai capricci di qualcun altro. Un “io” che si piega ai desideri degli altri non riesce a trovare la pace interiore di cui ha bisogno per crescere, piuttosto si auto-condanna all’insoddisfazione permanente.

Cedere alla manipolazione, sia di una persona che dell’ambiente sociale in cui viviamo, implica essere contenti di vivere in un ambiente tossico per il nostro io. E questo non si chiama pace interiore, ma rassegnazione.

Rafforzare l’io come scudo contro la manipolazione

Per raggiungere la vera pace interiore, al contrario, dobbiamo silenziare quel rumore esterno. Imparando ad essere soli con noi stessi per goderci la solitudine e il silenzio, condizione sine qua non per riscoprirci. La scrittrice italiana Susanna Tamaro ci ha avvertito: “c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare, non c’è più silenzio, ovunque c’è rumore. Se non stai con i tuoi pensieri, come puoi capire il significato delle cose, è impossibile, viviamo sotto una manipolazione perversa e molto sottile”.

Pertanto, se vogliamo interrompere il meccanismo manipolativo, dobbiamo riconnetterci con il nostro “io”. Riacquistando il controllo dei nostri punti di riferimento e la certezza di chi siamo, nessun tentativo di manipolazione emotiva potrà farci dubitare o generarci un senso di colpa. Questo è il miglior scudo contro i manipolatori.

Fonti:

Sripada, C. (2012) What Makes a Manipulated Agent Unfree? Philosophy and Phenomenological Research; 85(3): 563-593. Mele, A. R. (2008) Manipulation, Compatibilism, and Moral Responsibility. The Journal of Ethics; 12(3/4): 263-286.