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Da leggere con calma, nessuno è immune.

Spesso anzi, quando si è convinti di avere gli strumenti di difesa, non si proteggono abbastanza i varchi d’ingresso della manipolazione tattica.

I 2 meccanismi di manipolazione a cui siamo tutti vulnerabili

Ovunque è stabilita una relazione interpersonale c’è spazio per la manipolazione. Questa manipolazione può svilupparsi più grossolanamente e direttamente attraverso la coercizione o può acquisire sfumature più sottili, come il ricatto emotivo e il gaslighting.

La società, in quanto entità che cerca di perpetuarsi a spese dell’individualità dei suoi membri, mette in atto anch’essa i suoi meccanismi di manipolazione. Non è interessata a formare persone libere e autodeterminate, ma solo persone che godono di un grado di libertà limitata e illusoria e ansiose di cercare la loro individualità come chi cerca un ago in un pagliaio, brancolando nel buio, il che le rende vulnerabili a qualsiasi forma di manipolazione che sembri gettare un po’ di luce.

In entrambi i livelli, la manipolazione fa leva su due meccanismi che si rafforzano a vicenda:

Spostare i punti di riferimento interni verso l’esterno. Affinché la manipolazione abbia effetto, è necessario che la vittima assuma i punti di vista del manipolatore. È un processo che avviene al di sotto della soglia della coscienza attraverso il quale perdiamo i nostri punti di riferimento interni, sostituendoli con quelli della persona che cerca di manipolarci. Ciò significa che perdiamo la capacità di decidere da soli, cediamo il controllo e soccombiamo alle minacce/richieste del manipolatore.

Generare il senso di colpa. La manipolazione ha sempre una componente emotiva, facendo leva sul nostro senso di colpa. A questo proposito, Noam Chomsky spiegò che: “se uno si rivolge a una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, tenderà, con una certa probabilità, a una risposta o reazione anche priva di senso critico, come quella di una persona di 12 anni o più giovane”. Tutta la manipolazione tenta di aggirare la ragione prendendo di mira le emozioni. Saranno proprio i valori e le qualità di cui siamo più orgogliosi, quelli con cui ci attaccano, perché sono quelli che producono una risonanza emotiva e “spengono” il nostro cervello razionale.

Cedere alla manipolazione scinde l’”io”

Il fatto che non siamo pienamente consapevoli della manipolazione o ci arrendiamo per evitare un conflitto, non ci esonera dal suo alto costo emotivo. Lo psichiatra dell’Università del Michigan Chandra Sripada dimostrò attraverso una serie di esperimenti che anche quando cediamo volontariamente alla manipolazione, in realtà si tratta di un appoggio superficiale perché una parte di noi rifiuta completamente ciò che stiamo facendo.

Questo rifiuto provoca una divisione nell’Io, ma dato che ci hanno fatto sentire colpevoli, invece di ribellarci e chiederci cosa vogliamo veramente, ci autodenigriamo. Pertanto, se siamo soggetti a una costante manipolazione, corriamo il rischio di perdere il contatto con il nostro “io”. È una sorta di meccanismo di difesa attraverso il quale rompiamo il legame con i nostri bisogni e valori allo scopo di non riviviere continuamente questo processo di separazione.

Senza rendercene conto, cadiamo in una trappola che, in qualche modo, abbiamo teso a noi stessi, perché tentando di convalidare le qualità che il manipolatore sta mettendo in discussione, ci tradiamo facendo qualcosa che non è in sintonia con le nostre esigenze e priorità o non è un’espressione spontanea dei nostri valori.

La falsa pace che viene dalla sconfitta

Molte volte, per evitare conflitti, ci arrendiamo alla manipolazione. Al fine di evitare il martellamento di quella persona vicina che ci stressa, alziamo bandiera bianca. Finiamo per relegare i nostri bisogni in secondo piano, credendo che almeno troveremo un po’ di pace.

Ovviamente, è una pace illusoria basata su un fragile equilibrio nel quale dipendiamo dai capricci di qualcun altro. Un “io” che si piega ai desideri degli altri non riesce a trovare la pace interiore di cui ha bisogno per crescere, piuttosto si auto-condanna all’insoddisfazione permanente.

Cedere alla manipolazione, sia di una persona che dell’ambiente sociale in cui viviamo, implica essere contenti di vivere in un ambiente tossico per il nostro io. E questo non si chiama pace interiore, ma rassegnazione.

Rafforzare l’io come scudo contro la manipolazione

Per raggiungere la vera pace interiore, al contrario, dobbiamo silenziare quel rumore esterno. Imparando ad essere soli con noi stessi per goderci la solitudine e il silenzio, condizione sine qua non per riscoprirci. La scrittrice italiana Susanna Tamaro ci ha avvertito: “c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare, non c’è più silenzio, ovunque c’è rumore. Se non stai con i tuoi pensieri, come puoi capire il significato delle cose, è impossibile, viviamo sotto una manipolazione perversa e molto sottile”.

Pertanto, se vogliamo interrompere il meccanismo manipolativo, dobbiamo riconnetterci con il nostro “io”. Riacquistando il controllo dei nostri punti di riferimento e la certezza di chi siamo, nessun tentativo di manipolazione emotiva potrà farci dubitare o generarci un senso di colpa. Questo è il miglior scudo contro i manipolatori.

Fonti:

Sripada, C. (2012) What Makes a Manipulated Agent Unfree? Philosophy and Phenomenological Research; 85(3): 563-593. Mele, A. R. (2008) Manipulation, Compatibilism, and Moral Responsibility. The Journal of Ethics; 12(3/4): 263-286.