Sviluppo del potenziale

In un contesto che richiede una crescente capacità di generare valore, innovare e innovarsi, i talenti sono la risorsa più importante nelle mani delle organizzazioni. Essere in grado di sviluppare le potenzialità delle risorse chiave diviene quindi la sfida principale per i professionisti HR.

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Business Coaching

Il Business Coaching è in grado di portare dei miglioramenti su diversi aspetti del vostro lavoro e della vostra attività.
Grazie a delle tecniche specifiche potrete ottenere il miglioramento delle abilità di comunicazione interpersonali e lo sviluppo delle risorse e del team attraverso il superamento di ostacoli e conflitti oltre ad un miglioramento della gestione del tempo attraverso la capacità di delegare e la capacità di individuare nuovi mercati e aumento della produttività.
Il concetto alla base del Business Coaching è l’affiancamento costante del manager da parte di uno specialista del Business, che con metodo scientifico e un progetto tailor made, è in grado di individuare con precisione le problematiche del lavoro svolto e del metodo adottato quotidianamente al fine di elaborare e correggere, ma anche di selezionare i punti di forza già esistenti per potenziarli ulteriormente.

 

Life Coaching

Il Life Coaching comprende una serie di tecniche e metodologie dedicate alle persone che desiderano intraprendere un percorso di crescita personale che si rivela utile anche in campo professionale, é dedicato a temi legati alla vita e all’esistenza della persona, per temi legati al lavoro e scelte di vita privata viene spesso usato il termine Personal Coaching.

Il Metodo Patrizia Vaier® si basa sull’estrema personalizzazione del percorso, partendo dalla raccolta delle esigenze e fissando un obiettivo con scadenze periodiche fino al raggiungimento di quello finale.

La figura del Life Coach non sostituisce il tecnico psicoterapeuta, psicologo o psichiatra e opera in contesti dove non sono presenti patologie mediche, può intervenire in supporto, coadiuvando il lavoro di professionisti medici, solo in stretta collaborazione con essi.

Il Life Coach opera anche in situazioni che richiedono l’intervento di urgenza, con il Problem Solving, per esempio prima di un esame, di un colloquio importante o di un confronto relazionale per il quale non ci si sente pronti.

I percorsi di coaching hanno la caratteristica di essere brevi, al massimo 10 o 12 sessioni nell’arco di 4-8 mesi di tempo e i risultati restano con il cliente per tutta la vita.

Ecco alcuni ambiti dove il Life Coach può essere un valido aiuto nell’individuazione e nella scelta della strategia di soluzione:

  • Individuare con chiarezza obiettivi personali e professionali
  • Fare il bilancio delle proprie competenze
  • Passare dal sogno al progetto
  • Sviluppare capacità decisionali
  • Trovare nuove motivazioni e le strategie più adeguate
  • Migliorare l’autostima e acquisire sicurezza
  • Comunicare in modo efficace
  • Gestire al meglio i rapporti con gli altri
  • Gestire i conflitti e la rabbia
  • Migliorare le relazioni famigliari
  • Superare dipendenze affettive
  • Orientarsi nello studio e nel lavoro
  • Migliorare il proprio metodo di studio
  • Trovare un equilibrio tra la vita privata e quella professionale
  • Trovare il coraggio di cambiare il corso della propria vita
  • Migliorare la qualità della vita
  • Affrontare al meglio un trasferimento territoriale
  • Problem Solving

Diritto al silenzio

di Filippo Poletti

Smart working ma con diritto alla disconnessione fuori dagli orari di lavoro. È previsto in alcuni contratti di secondo livello: niente email, WhatsApp e telefonate nella fascia riservata al tempo privato.

Accade a Cattolica Assicurazioni, Unicredit, Banco Bpm e Findomestic, racconta Cristina Casadei sul Sole 24 Ore. Il vero obiettivo non è lavorare non stop, ma sapersi organizzare per rendere al massimo durante le ore dedicate all’attività professionale ✔ https://lnkd.in/

Personal Branding

Personal Branding

Il personal branding è il processo attraverso il quale si sviluppa un proprio marchio, creato attorno alla tua carriera o al tuo nome, con lo scopo di comunicare la personalità, le capacità e i valori che ti contraddistinguono.

Tutti possiamo creare un personal brand per distinguerci dalla massa, in modo da attirare clienti o trasmettere un messaggio. Il tuo personal brand dovrebbe rispecchiare chi sei e quello che hai da offrire.

Costruire un personal brand riconoscibile offre diversi vantaggi. Può aiutarti a ottenere:

– Opportunità professionali

– Ottimi contatti e clienti per il tuo business

– Autorevolezza nel tuo campo

È tempo di cambiare

Cambiare Fiduciaria può sembrarti complicato, noi possiamo assisterti anche nelle operazioni di passaggio.

Se non sei completamente soddisfatto di come si prendono cura dell’amministrazione della tua azienda, della contabilità personale e professionale, fissa un appuntamento con noi.

Raccoglieremo le tue esigenze, faremo gratuitamente un’attenta analisi dei costi amministrativi e prepareremo una proposta volta al risparmio, con un’offerta di servizi di qualità ed estremamente personalizzati.

Mentoring, per prepararsi al mondo del lavoro

Diritti riservati: quifinanza.it

 

La difficoltà delle donne

Disparità di genere: quando diventa (anche) un problema di soldi

La disparità di genere, purtroppo, è un problema più che attuale. Studi e ricerche continuano a portare a galla una triste realtà, ovvero: gli uomini a lavoro sono pagati più delle donne.

Su questo problema – durante una conferenza organizzata dal New York Times – si è provato a fare il punto con Sallie Krawcheck – amministratore delegato di Ellevest – una piattaforma di investimento digitale rivolta alle donne che desiderano ottimizzare il loro portafogli.

Secondo Krawcheck, l’origine del problema è, prima di tutto, di tipo sociale. Vi sarebbe infatti questa opinione diffusa, specie nel mondo degli affari occidentale, che le donne non siano in grado di gestire bene il proprio denaro e che, quando si tratta di investimenti e guadagni, siano meno coraggiose degli uomini.

pregiudizi su donne e uomini, quindi, non fanno altro che alimentare la disparità di genere. A Wall Street, luogo di sede della più grande borsa valori del mondo, le donne – per esempio – sono sottorappresentate nei consigli di amministrazione e la retribuzione per le lavoratrici è inferiore a quella dei loro colleghi maschi.

La Citigroup – multinazionale americana di banche di investimento e società di servizi finanziari con sede a New York City – ha dichiarato inoltre che nell’ultimo anno, le dipendenti donne hanno guadagnato il 29% in meno rispetto ai colleghi maschi impiegati nelle stesse mansioni.

In Italia, purtroppo, la situazione non è tanto diversa. Nel nostro paese, pur essendo la situazione migliore che nel resto del mondo, le donne continuano a guadagnare meno rispetto agli uomini. Secondo i dati Eurostat, nello specifico, in Italia lo stipendio di una donna è minore del 5,5% rispetto a quello dei colleghi uomini che ricoprono le stesse posizioni, ed hanno lo stesso carico di responsabilità.

La strada da fare, quindi, è lunga. Per risolvere il problema non bastano solo programmi rieducativi e percorsi formativi mirati. Questo approccio aiuta molto a cambiare la mentalità predominante ma, purtroppo, non è abbastanza. Il vero cambiamento, ha spiegato Sallie Krawcheck, per essere utile e vantaggioso deve arrivare fino ai vertici delle aziende.

Per questo motivo le donne non devono avere paura di parlare dei loro obiettivi finanziari liberamente, specie con i loro superiori. I dipendenti che parlano più spesso di compensi, specie quando discutono delle loro prestazioni con il proprio capo, hanno infatti maggiori probabilità di ottenere aumenti.

Krawcheck, in fine, ha fatto luce su alcuni dati emersi dagli ultimi studi sulla disparità di genere. Quando si tratta di nuove aziende, start-up e nuovi progetti, l’investitori sembrano avere meno fiducia nelle donne. Di conseguenza, ha spiegato la fondatrice di Ellevest, gli investitori tendono a porre domande alle donne sui rischi di un’azienda, mentre agli uomini viene chiesto spesso di parlare del potenziale della stessa.

Come fare, quindi, per evitare di essere vittima di pregiudizi? La soluzione, secondo Krawcheck, è quella di ricorrere ai dati. La ricerca ha dimostrato che i dirigenti delle start-up femminili ottengono spesso rendimenti migliori rispetto agli uomini, mentre le aziende andate in bancarotta sono spesso quelle guidate dai maschi.

Continuando così, ovvero non riconoscendo le giuste opportunità alle donne, si corre pertanto il rischio di limitare l’economia e non sfruttare bene il potenziale delle lavoratrici ed imprenditrici, le quali potrebbero apportare un grande valore aggiunto alla società (non solo in termini finanziari).

HR & Contemporaneità

corsoSiamo pronti, iniziamo il corso percorso sulla comunicazione efficace attraverso lo strumento del coaching, parola d’ordine: contemporaneità. Una settimana all’insegna dell’innovazione in ambito HR dove incontrerò i senior di 5 aziende ticinesi, interessati al cambiamento, orientato al profitto etico.

Carriera e manipolazione psicologica

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Da leggere con calma, nessuno è immune.

Spesso anzi, quando si è convinti di avere gli strumenti di difesa, non si proteggono abbastanza i varchi d’ingresso della manipolazione tattica.

I 2 meccanismi di manipolazione a cui siamo tutti vulnerabili

Ovunque è stabilita una relazione interpersonale c’è spazio per la manipolazione. Questa manipolazione può svilupparsi più grossolanamente e direttamente attraverso la coercizione o può acquisire sfumature più sottili, come il ricatto emotivo e il gaslighting.

La società, in quanto entità che cerca di perpetuarsi a spese dell’individualità dei suoi membri, mette in atto anch’essa i suoi meccanismi di manipolazione. Non è interessata a formare persone libere e autodeterminate, ma solo persone che godono di un grado di libertà limitata e illusoria e ansiose di cercare la loro individualità come chi cerca un ago in un pagliaio, brancolando nel buio, il che le rende vulnerabili a qualsiasi forma di manipolazione che sembri gettare un po’ di luce.

In entrambi i livelli, la manipolazione fa leva su due meccanismi che si rafforzano a vicenda:

Spostare i punti di riferimento interni verso l’esterno. Affinché la manipolazione abbia effetto, è necessario che la vittima assuma i punti di vista del manipolatore. È un processo che avviene al di sotto della soglia della coscienza attraverso il quale perdiamo i nostri punti di riferimento interni, sostituendoli con quelli della persona che cerca di manipolarci. Ciò significa che perdiamo la capacità di decidere da soli, cediamo il controllo e soccombiamo alle minacce/richieste del manipolatore.

Generare il senso di colpa. La manipolazione ha sempre una componente emotiva, facendo leva sul nostro senso di colpa. A questo proposito, Noam Chomsky spiegò che: “se uno si rivolge a una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, tenderà, con una certa probabilità, a una risposta o reazione anche priva di senso critico, come quella di una persona di 12 anni o più giovane”. Tutta la manipolazione tenta di aggirare la ragione prendendo di mira le emozioni. Saranno proprio i valori e le qualità di cui siamo più orgogliosi, quelli con cui ci attaccano, perché sono quelli che producono una risonanza emotiva e “spengono” il nostro cervello razionale.

Cedere alla manipolazione scinde l’”io”

Il fatto che non siamo pienamente consapevoli della manipolazione o ci arrendiamo per evitare un conflitto, non ci esonera dal suo alto costo emotivo. Lo psichiatra dell’Università del Michigan Chandra Sripada dimostrò attraverso una serie di esperimenti che anche quando cediamo volontariamente alla manipolazione, in realtà si tratta di un appoggio superficiale perché una parte di noi rifiuta completamente ciò che stiamo facendo.

Questo rifiuto provoca una divisione nell’Io, ma dato che ci hanno fatto sentire colpevoli, invece di ribellarci e chiederci cosa vogliamo veramente, ci autodenigriamo. Pertanto, se siamo soggetti a una costante manipolazione, corriamo il rischio di perdere il contatto con il nostro “io”. È una sorta di meccanismo di difesa attraverso il quale rompiamo il legame con i nostri bisogni e valori allo scopo di non riviviere continuamente questo processo di separazione.

Senza rendercene conto, cadiamo in una trappola che, in qualche modo, abbiamo teso a noi stessi, perché tentando di convalidare le qualità che il manipolatore sta mettendo in discussione, ci tradiamo facendo qualcosa che non è in sintonia con le nostre esigenze e priorità o non è un’espressione spontanea dei nostri valori.

La falsa pace che viene dalla sconfitta

Molte volte, per evitare conflitti, ci arrendiamo alla manipolazione. Al fine di evitare il martellamento di quella persona vicina che ci stressa, alziamo bandiera bianca. Finiamo per relegare i nostri bisogni in secondo piano, credendo che almeno troveremo un po’ di pace.

Ovviamente, è una pace illusoria basata su un fragile equilibrio nel quale dipendiamo dai capricci di qualcun altro. Un “io” che si piega ai desideri degli altri non riesce a trovare la pace interiore di cui ha bisogno per crescere, piuttosto si auto-condanna all’insoddisfazione permanente.

Cedere alla manipolazione, sia di una persona che dell’ambiente sociale in cui viviamo, implica essere contenti di vivere in un ambiente tossico per il nostro io. E questo non si chiama pace interiore, ma rassegnazione.

Rafforzare l’io come scudo contro la manipolazione

Per raggiungere la vera pace interiore, al contrario, dobbiamo silenziare quel rumore esterno. Imparando ad essere soli con noi stessi per goderci la solitudine e il silenzio, condizione sine qua non per riscoprirci. La scrittrice italiana Susanna Tamaro ci ha avvertito: “c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare, non c’è più silenzio, ovunque c’è rumore. Se non stai con i tuoi pensieri, come puoi capire il significato delle cose, è impossibile, viviamo sotto una manipolazione perversa e molto sottile”.

Pertanto, se vogliamo interrompere il meccanismo manipolativo, dobbiamo riconnetterci con il nostro “io”. Riacquistando il controllo dei nostri punti di riferimento e la certezza di chi siamo, nessun tentativo di manipolazione emotiva potrà farci dubitare o generarci un senso di colpa. Questo è il miglior scudo contro i manipolatori.

Fonti:

Sripada, C. (2012) What Makes a Manipulated Agent Unfree? Philosophy and Phenomenological Research; 85(3): 563-593. Mele, A. R. (2008) Manipulation, Compatibilism, and Moral Responsibility. The Journal of Ethics; 12(3/4): 263-286.

Social Media

Filippo Poletti scrive su LinkedIn:

Impariamo a stare sui social media, ripassando – assieme a Vera Gheno, collaboratrice dell’Accademia della Crusca, intervistata da Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano

– le regole della conversazione, scritte dal filosofo inglese Paul Grice:

1) non essere reticente o ridondante (regola della quantità);

2) sii sincero e fornisci informazioni veritiere secondo quanto sai (regola della qualità);

3) sii pertinente (regola della relazione); 4) evita l’ambiguità (regola del modo).

In quattro massime è sintetizzato il principio della cooperazione ✔ https://lnkd.in/dfTUP2M